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Living with yourself: perché hai bisogno sia della migliore, sia del peggiore versione di te stessa.


(Attenzione, spoiler! Se non hai visto la serie tv che dà il titolo all’articolo, leggendo il post potresti conoscerne in anteprima alcuni risvolti: niente che tu non possa già trovare nelle anteprime di Netflix. Io però ti ho avvisato!
Se sei sensibile agli spoiler, ti suggerisco di iniziare a leggere direttamente dalla seconda parte del post “Sarò felice solo se…”: da lì in poi non faccio alcun cenno alla serie, ma condivido con te le mie riflessioni sulla felicità e ti do alcuni spunti per far parlare la migliore e la peggiore versione di te!).



Sono appassionata di serie tv e quando posso mi piace prendermi del tempo libero da passare sul divano con una copertina a scoprire le ultime novità (sì, lo so, non è una bella immagine, ma so che mi capisci!)


Una delle serie che ho amato di più ultimamente è “Living with yourself”, in cui Miles, il protagonista interpretato dal meraviglioso Paul Rudd, ha il morale sotto terra e decide così di rivolgersi a un centro benessere per darsi una sferzata di energia e riprendere in mano la sua vita in crisi.

È così che Miles si ritrova ad avere a che fare con la migliore versione di se stesso, ad avere finalmente davanti a sè tutto ciò che ha sempre pensato di dover essere per vivere felice e soddisfatto.

Eppure…

Ok, ok, mi fermo qui!
Non andrò avanti a scrivere altro, ti basti solo sapere che:
– questa è una serie che non puoi perderti se ti piacciono i temi di crescita personale e ami lo stile un po’ cinico!
– la storia di Miles mi ha fatto riflettere molto su quanto sia importante riuscire ad assumersi la responsabilità della propria vita e sull’importanza di credere che la felicità sia a portata di mano.



Sarò felice solo se…

Se ti chiedessi ora cosa dovrebbe succedere perchè tu fossi pienamente felice, cosa risponderesti?

Ti è mai successo di formulare tue aspettative di felicità con frasi il cui soggetto non fossi tu?

Spesso ci convinciamo che saremo felici solo quando avremo ottenuto questo o quel traguardo, quando saremo riuscite a raggiungere un certo risultato, o quando gli altri ci avranno finalmente considerato in un certo modo.

Eppure, in realtà:

1. La felicità è già a nostra portata di mano ed è fatta di piccoli gesti quotidiani, buone abitudini e gratitudine.

2. La nostra felicità dipende da noi e non da fattori o riconoscimenti esterni, altrimenti non si spiega come sia possibile che a volte, nonostante il successo, la carriera, il denaro, una vita piena di impegni interessanti, capiti comunque di sentirci infelici e insoddisfatte.

3. Se affidiamo all’esterno il raggiungimento della nostra felicità non stiamo facendo altro che prendere il nostro benessere e la nostra serenità e lasciarli in balìa degli altri altri. Non solo, rischiamo di perderci in un meccanismo di colpe e “scarica barili” per cui ogni occasione sarà buona per puntare il dito contro contro il mondo, anzichè volgere l’attenzione verso noi stesse.

4. Perdiamo di vista che siamo noi ad avere la responsabilità delle nostre vite, nessun altro. E soprattutto che, per essere felici bisogna credere di meritarlo. (Come ho scritto anche nel mio manifesto che puoi scaricare qui).



Le risposte sono già dentro di noi e che non occorre cercare chissà dove per vivere felici e soddisfatte, perché quella realizzazione è più a portata di mano di quanto crediamo, solo che non la vediamo, impegnate come siamo ad auto sabotarci e a comportarci come se fossimo il nostro peggior nemico.



Migliore o peggiore? Servono entrambi!

Come in qualsiasi percorso di cambiamento che si rispetti, abbandonare la vecchia versione di noi per quella nuova non basta.

Sono necessari sforzo e impegno costanti per mantenere gli effetti positivi del cambiamento, per lasciarsi alle spalle ciò che non funziona più con gratitudine, portando con noi gli insegnamenti del passato e ciò che abbiamo appreso.

È importante riuscire a integrare gli errori, accettarli e andare oltre e questo non significa eliminarli con un colpo di spugna, bensì capire cosa ci raccontano di noi e quali opportunità ci stanno offrendo.

La chiave è non dimenticarci mai chi siamo e chi siamo state, perché attraverso le sfide passate abbiamo già tirato fuori le nostre parti distintive e questo significa che il nostro lato migliore è già lì, dobbiamo solo tirarlo fuori.



Perché la felicità e la realizzazione di sé non sono un punto di arrivo, ma un percorso, una strada da battere ogni giorno con costanza.



La versione migliore di te

Quante volte è successo anche a te di voler tirare il freno a mano, di prenderti un periodo sabbatico, di urlare “Stop” e di poter resettare la tua vita, ricominciando tutto da capo?

Hai mai pensato a quale sarebbe lo scenario ideale che ti vede protagonista della tua vita nella migliore versione possibile di te stessa?


Oggi ti propongo di descrivere nel dettaglio te stessa in questa nuova veste, aiutati con queste domande:

1. Quali sarebbero i tuoi valori?
2. Le tue abitudini?
3. Le tue priorità?
4. Quali pensieri avresti sulla vita, su te stessa e sugli altri?
5. Quali emozioni proveresti maggiormente durante la giornata?
6. Come saresti sul lavoro, in casa, con i parenti o con gli amici?
7. Quali sarebbero i tuoi gusti?
8. Quali sarebbero le persone intorno a te?
9. Come ti vestiresti?
10. Che film andresti a vedere e quale musica ascolteresti?
11. Che lavoro faresti?
12. Come ti comporteresti di fronte ai problemi?
13. Come sarebbero le tue relazioni con gli altri?



La versione peggiore di te: cosa non funziona?

Ora ti invito a fare esattamente il contrario di quanto hai fatto con l’esercizio precedente, ovvero far luce sulla versione peggiore di te stessa.

Per riuscirci, pensa all’ultima volta in cui hai pensato “Basta, così non posso più andare avanti!” e poniti queste domande:

1. Qual è la “vecchia versione di te” che vuoi far evolvere e migliorare?
2. Quali sono le sue abitudini negative?
3. Come stanno condizionando la sua vita?
4. Quali sono i pensieri che ha e che non vorrebbe più avere?
5. Quali le emozioni che prova e non vorrebbe più provare?
6. Quali sono le reazioni e i comportamenti che non vuole più avere?


Per rispondere a queste domande e fare queste riflessioni, ti suggerisco una cosa importante: prova a sostituire il termine “peggiore” con “non funziona”.

Sarà più semplice individuare ciò che fino ad ora non ti ha permesso di fare ed essere del tuo meglio, senza giudizio o voti, praticando l’accoglienza verso te stessa!




Il punto di contatto tra le due: cosa conta per te?

Infine, trova il tuo punto di contatto tra le due versioni di te stessa, quello che ti permetterà di far emergere il meglio della “vecchia te” e che potrà rendere concreto nell’immediato il bello della “nuova te”.

Proprio così: questo viaggio non potrà mai iniziare se prima non avrai trovato la tua motivazione, la spinta ad agire, il tuo perché, ciò per cui vale lo sforzo.

Perché, a differenza di quanto credi, dire “Non ce la faccio più” non è una spinta sufficientemente valida per andare avanti, per superare gli ostacoli, per uscire dai tuoi automatismi e cercare delle alternative per migliorare la tua vita.

Occorre una motivazione formulata in positivo, che sia un obiettivo da realizzare, non solo qualcosa di vecchio da abbandonare o di esterno, ma che si basi su qualcosa di “tuo” e di “intrinseco”. Su ciò che conta davvero per te, che evochi i tuoi valori e i tuoi principi.

 

Per questo ti suggerisco di porti queste domande guida che ti aiuteranno a individuare la tua risposta:

1. Cosa ti fa alzare al mattino?
2. Cosa conta davvero per te?
3. Per cosa diresti “Ne vale la pena”?

 

 

Com’è andata?
Sei riuscita a individuare la versione migliore di te e a capire come farla parlare con la peggiore?

L’idea di raggiungere quella visione di te stessa ti fa sentire le farfalle nello stomaco? Fissa un incontro conoscitivo gratuito con me!

Scoprirai come potrò essere al tuo fianco in questo percorso, pronta ad  aiutarti a realizzare il cambiamento che desideri con il mio percorso di coaching Accogli chi sei.

 

Ti aspetto,

Patrizia

ph Joshua Coleman / Unsplash

Patrizia Arcadi

Sono Patrizia Arcadi, La Coach Imperfetta: ti aiuto ad accettare e accogliere l’imperfezione, riscoprendo il coraggio di essere te stessa. Lavorando con me potrai: sentirti più sicura di te e delle tue decisioni nella vita privata e nel lavoro, metterti al primo posto senza sentirti in colpa, riconoscere il tuo valore, dire la tua con sicurezza, apprezzarti e star bene con te stessa.

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