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Sicura di non avere un elefante nella stanza?

L’espressione di origine inglese “Elefante nella stanza” (Elephant in the room) è una metafora che fa riferimento a “una verità che, per quanto ovvia e appariscente, viene ignorata o minimizzata.” (Fonte Wikipedia).

La prima volta che si è fatto uso di questa espressione è stato in un articolo del New York Times del 1959 che, in relazione ai finanziamenti alle scuole, recitava “Finanziare le scuole è diventato un problema più o meno uguale ad avere un elefante in salotto. È così grande che non si può semplicemente ignorarlo”.

Con questo modo di dire ci si riferisce quindi a una verità o a una situazione talmente evidenti non solo da non poter essere ignorate, ma anche da non poter non essere rimosse o risolte se si desidera procedere serenamente con la propria vita.

L’elefante nella stanza è quella cosa che tutti sanno, ma di cui nessuno parla, è una verità scomoda che si preferisce non vedere perchè fastidiosa o dolorosa, un argomento intoccabile, che diventà un tabù che però – proprio come un animale enorme piazzato in un angolo della casa – non si potrà ignorare per sempre, perchè prima o poi si muoverà.
E, quanto più sarà stato immobile e ignorato, tanto più la sua presenza sarà diventata ingombrante e potrà provocare conseguenze importanti quando inizierà a muoversi.


Ignorare l’elefante significa quindi ignorare un problema che però si nutre proprio di quell’evitamento,  rischiando così di diventare insormontabile e più dannoso di quanto non sarebbe se fosse affrontato subito.



Ciò che neghiamo, ci domina

Un giorno, durante un corso di comunicazione empatica, ho sentito dire che tutto ciò che neghiamo (emozioni, stati d’animo, segnali del corpo, pensieri) ci domina, poichè gli permettiamo di tenerci in scacco, di rimanere sempre lì, fisso, dandogli il permesso di bloccarci e definirci.

Ognuna di noi può aver vissuto l’esperienza dell’elefante nella stanza, che si trovasse in ufficio, nella relazione con una persona o nel rapporto con se stessa.

Se è successo anche a te, converrai con me che evitare il problema (il rapporto con qualcuno, un errore commesso a cui riparare, una questione sul lavoro che non ti va giù ecc) condiziona la tua vita, perchè:

1) tu sai benissimo che quel problema esiste e per quanto ti sforzi di non pensarci, in realtà è un chiodo fisso,
2) lasciare le questioni aperte costa molta più fatica che prendere in mano la situazione e gestirla, come spiego anche in questo articolo.

I motivi che ci spingono a evitare di vedere e di affrontare questo ingombro possono essere tanti: il timore di esporsi, la paura di incrinare un equilibrio, la necessità di proteggersi, l’incapacità di esprimere i propri pensieri e le proprie emozioni o ancora la preoccupazione delle conseguenze.

Tuttavia, per quanto questi motivi siano validi e comprensibili, rimandare l’inevitabile non farà sparire l’elefante, nè ridurrà la sua importanza. Tutt’altro: gli consentirà di farla da padrone nella nostra vita.



Accompagnare l’elefante verso l’uscita

Come fare per chiedere all’elefante di lasciare la stanza? Con la gentilezza!
Sì, perchè come spesso accade, l’ascolto e l'(auto)empatia combinati insieme ci vengono in soccorso a sbloccare anche le situazioni più complesse.
E in effetti, se davvero avessi nella stanza un animale – magari spaventato – che proviene da un altro habitat, come ti avvicineresti a lui se non con pacatezza, gentilezza e delicatezza?

1. Permettigli di esistere
Se ti dicessi che il modo migliore per far sparire l’elefante è quello di permettergli di esistere, cosa penseresti?

Può sembrarti paradossale, un controsenso, eppure è così: dare agio al problema di esistere, riconoscerne la presenza, fargli spazio.
Questo è il primo passo per ridurne l’entità e la portata.
Come ti dicevo in questo articolo sull’accettazione, è importante innanzitutto prendere atto della situazione, individuare di cosa si tratta e dargli un nome.

Dichiarane l’esistenza. con te stessa e con le persone coinvolte, potresti scoprire che già così fa un po’ meno paura o che la situazione già si allevia con la condivisione.

2. Accettane e accogline la presenza
Opporre resistenza non ti aiuterà a vivere serenamente, nè lo farà mettere il problema sotto il tappeto o la testa sotto la sabbia.
Così come cercare di cacciarlo: come un ospite indesiderato, è necessario prima riconoscere che è entrato in casa e prenderne atto per poi trovare il modo per farlo tornare da dove è venuto.

Solo quando avrai accettato di averlo di fronte potrai guardarlo in faccia e capire cosa vuoi farci.
Quali emozioni ti fanno provare la sua prensenza e la sua portata?

3. Ascoltalo e ascoltati
Se l’elefante è lì è perchè forse c’è qualcosa che ti riguarda che vuole dirti. Qual è il messaggio che porta con sè?
Entra in contatto con “lui” per conoscere meglio te stessa: fermati, mettiti accanto al problema e attiva l’ascolto.

Chiediti:
“Che sensazioni provo? Se dovessi descriverle con una forma, un colore, una metafora, quali parole userei?
Di quali tuoi bisogni ti parla?
Si tratta di qualcosa che non riesco ad accettare?
Ho delle paure?
Mi evoca ricordi o attiva in me convinzioni particolari?
Cosa “attivano” in me queste situazione/evento/persona/emozione che fino ad ora hanno ingombrato la mia vita?”


4. Accompagnalo gentilmente verso l’uscita
Lascia sedimentare tutto ciò che è emerso e poi decidi come agire per accompagnarlo con delicatezza fuori dalla stanza.
In base a ciò che avrai compreso di te stessa, della situazione e delle eventuali altre persone coinvolte, scegli se intervenire per risolvere o lasciar andare.

Se ti sarai ascoltata bene e avrai esercitato la giusta empatia nei confronti dei tuoi bisogni, avrai sicuramente maggiore sicurezza in te stessa per poter agire allineata con i tuoi valori e le tue intenzioni. E sarà più semplice portare un po’ di leggerezza nella tua vita, liberandoti di questo ingombro.

E una volta finito il processo, mi raccomando, apri la finestra e fai areare la stanza 😉 !


Facciamolo insieme!

Sospetti di avere un elefante in casa e vuoi una mano per accompagnarlo fuori?
Ti aspetto per una sessione di coaching conoscitiva gratuita: compila questo form o scrivimi a patrizia@patriziarcadi.it
Sarò felice di essere al tuo fianco e aiutarti a prendere in mano la situazione!

A presto!

Un abbraccio,
Patrizia

Ph David Clode su Unsplash

Patrizia Arcadi

Sono Patrizia Arcadi, La Coach Imperfetta: ti aiuto ad accettare e accogliere l’imperfezione, riscoprendo il coraggio di essere te stessa. Lavorando con me potrai: sentirti più sicura di te e delle tue decisioni nella vita privata e nel lavoro, metterti al primo posto senza sentirti in colpa, riconoscere il tuo valore, dire la tua con sicurezza, apprezzarti e star bene con te stessa.

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