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leadership nonviolenta

Che cosa significa leadership nonviolenta

Navigare la complessità attraverso la connessione

Nel mio ultimo articolo abbiamo visto come la leadership sia innanzitutto personale e come tutto parta da te: prima di poter guidare gli altri, devi saper guidare te stesso. Oggi facciamo un passo in avanti e andiamo a capire cosa significa, concretamente, applicare la nonviolenza alla leadership, da dove nasce questo connubio e come si traduce nella complessità delle nostre giornate.

Quando parlo di leadership nonviolenta intendo, prima di tutto, una postura interiore che – con il mio lavoro – ho il privilegio di far allenare, grazie all’unione del Coaching e della Comunicazione Nonviolenta, che studio e divulgo da anni.
Significa riuscire a maturare uno sguardo nonviolento su di sé e sugli altri. E questo sguardo, contrariamente a quello che si pensa, non significa affatto essere gentili a tutti i costi, essere buoni o farsi andare bene tutto.
Non si tratta di togliersi una maschera per mettersene un’altra, quella del “buonismo lavorativo”.

La postura nonviolenta è un atteggiamento verso se stessi e verso gli altri che ha a che fare, innanzitutto, con un approccio empatico. Un approccio che fa spazio ai propri bisogni e ai propri sentimenti, che dà loro dignità e che crea un’alleanza profonda, perché punta su ciò che connette anziché su ciò che divide.

Esercitare la leadership – nell’accezione di esercitare il proprio potere inteso come spazio di possibilità di condurre la propria vita allineati a chi si è in maniera autentica, con padronanza, solidità e autoefficacia, guidati dalla propria motivazione intrinseca e non da ragioni esterne – significa proprio questo. Questa solidità è quella che ti fa essere un albero ben piantato che, grazie alla propria postura e alle proprie radici, sa ispirare gli altri a fare altrettanto, navigando insieme nelle complessità del quotidiano, a partire da quelle che abbiamo dentro.

A questo si unisce la nonviolenza, che dona un’ulteriore centratura: quella che rifiuta il controllo e il potere su un altro, per scegliere invece la connessione, ovvero il potere con l’altro. Sviluppare questa alleanza con gli altri, partendo dall’alleanza con se stessi, è l’unica vera chiave per affrontare la complessità e le sfide che il quotidiano lavorativo ci pone davanti.

Leadership nonviolenta significa, quindi, saper leggere e comprendere la propria complessità interna, la complessità delle persone con cui abbiamo a che fare e delle relazioni che instauriamo con loro, per poi riuscire a navigare la complessità esterna di un mondo sempre più imprevedibile, incerto e veloce nei cambiamenti.

 

Un esempio pratico di Leadership Nonviolenta: guidare il team attraverso una riorganizzazione aziendale

Spesso un leader, un professionista, chiunque si trovi a dover guidare un cambiamento, una crisi o una scelta importante, sente addosso la pressione di dover essere sempre perfetto, granitico e senza esitazioni. Si pensa che al lavoro certe fragilità non siano apparentemente accettabili.

La leadership nonviolenta scardina questo meccanismo e si traduce, prima di tutto, nel crearsi uno spazio sicuro. Uno spazio in cui avere finalmente il permesso di accogliere i propri dubbi, le proprie incertezze e le proprie insicurezze.

Riconoscere i propri dubbi, guardarli e dare loro cittadinanza non rende deboli, tutt’altro: è proprio questo che rende forti e solidi.
Solo quando smettiamo di combattere una guerra interna contro le nostre stesse insicurezze e impariamo a navigarle e possiamo smettere di pretendere la perfezione da noi stessi.

È questa l’alleanza interna che permette, poi, di mantenerefermezza e centratura di fronte alle tempeste esterne del quotidiano lavorativo, ispirando fiducia anche in chi ci circonda.

Di recente, una mia cliente che lavora presso una multinazionale si è trovata a vivere un momento di importante riorganizzazione aziendale. Una situazione complessa, con importanti ricadute non solo su processi e procedure, ma anche sulle reti di comunicazione, sulle relazioni interne del suo team e su possibili riqualificazioni professionali.

Subito dopo aver ricevuto questa notizia, insieme ci siamo ritagliate proprio questo spazio sicuro. Le serviva un luogo protetto per capire, innanzitutto, che cosa significasse tutto questo per lei e come potesse trovare la sua centratura, prima ancora di decidere quali informazioni rilasciare o trattenere con il suo gruppo di lavoro.

In un contesto in cui le notizie arrivavano a singhiozzo, la sfida era capire come guidare quell’incertezza salvaguardando le prestazioni e la produttività, ma soprattutto le relazioni all’interno del suo team.

Per farlo, abbiamo fatto un passo indietro: abbiamo lavorato prima su di lei con un profondo lavoro di autoempatia, offrendole lo spazio per accogliere e decodificare le sue stesse fatiche e i suoi dubbi. Solo dopo aver fatto questo passaggio di vera e propria “stabilizzazione”, ha trovato la solidità necessaria per fare quei dialoghi difficili e comunicare decisioni complesse alle sue persone, proteggendo la connessione con loro.

  

Leadership nonviolenta: gli elementi chiave per abitarla ogni giorno

Per comprendere e fare propria questa postura nelle sfide di ogni giorno, ci sono alcuni passaggi e riflessioni fondamentali da cui non possiamo prescindere:

  • Riconoscere la leadership personale: avere la padronanza per poter guidare innanzitutto la propria vita. Significa fermarsi e chiedersi: quale potere mi riconosco? E come lo voglio utilizzare? Come posso impiegarlo con l’altro e con me stesso?
  • Allenare lo sguardo: voler approfondire questo approccio e voler ogni volta indossare questa lente quando si devono affrontare le situazioni del quotidiano.
  • Abbandonare la strada vecchia per la nuova: smettere di credere che nonviolenza significhi morbidezza, che empatia significhi non avere confini e che l’unico modo per guidare gli altri o condurre la propria vita professionale sia alzare la voce o arroccarsi in un ruolo. Significa, invece, voler rivedere i il signifcato che diamo ai concetti di forza e coraggio.
  • Scegliere di essere alleati con se stessi: la leadership nonviolenta non inizia nelle riunioni di lavoro, ma nel modo in cui parliamo a noi stessi quando facciamo un errore o affrontiamo una sfida. L’autoempatia, la comprensione e l’alleanza interna sono fondamentali: se siamo dei tiranni con noi stessi e usiamo il potere contro di noi per colpevolizzarci, fineremo inevitabilmente per esercitare violenza anche nelle relazioni con gli altri.
  • Passare dal comando alla connessione: fare un lavoro profondo sulle proprie radici personali, sul valore di sé, sui propri valori e sulla propria autenticità.
  • Danzare nel caos quotidiano: in un contesto complesso in cui il caos è la normalità – veloce, dinamico – non si può gestire la realtà con regole rigide o con corazze che, sotto pressione, si spezzano. La comunicazione nonviolenta è dinamica per definizione, è la comunicazione della vita. Di conseguenza, la leadership diventa come una danza: la capacità di ascoltare il ritmo del momento, di prendere una crisi e trasformarla in opportunità, di cambiare passo di fronte all’imprevisto, mantenendo però i piedi sempre ben radicati nei propri valori.

Quanto è nonviolenta la tua leadership?

A questo punto la domanda che ti invito a farti, per fare un passaggio di consapevolezza onesto con te stesso, è proprio questa: ti riconosci in questo modo di guidare? E quanto è nonviolenta la tua leadership oggi?

Se senti che è arrivato il momento di abbandonare il controllo e le vecchie corazze per iniziare a strutturare una leadership solida, autentica e capace di danzare nel caos, contattami compilando il form che trovi qui! Parliamo insieme di come possiamo lavorare sulla tua leadership personale e sulle tue radici.


Ti aspetto!
Patrizia

Patrizia Arcadi

Sono Patrizia e ti aiuto a ritrovare il potere, la forza e la fiducia per realizzare la tua Visione di Vita, personale e professionale. Lavorando con me potrai: sentirti più sicura di te e delle tue decisioni nella vita privata e nel lavoro, metterti al primo posto senza sentirti in colpa, riconoscere il tuo valore, dire la tua con sicurezza, apprezzarti e star bene con te stessa.

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