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Sono
La Coach
Imperfetta

Voglio subito rassicurarti: essere La Coach Imperfetta non ha nulla a che fare con la qualità del mio lavoro, né con la mia serietà. Tutt’altro!
COACH IMPERFETTA SIGNIFICA CHE:
  • ti aiuto a riconoscere e accogliere il valore delle tue imperfezioni;
  • sono imperfetta anche io e lavoro costantemente per sospendere il giudizio verso i miei limiti e capire i doni della mia natura.
IL MIO PERCHÉ

Il mio perché ha radici profonde nella mia storia di donna e mamma imperfetta che si è finalmente concessa di essere se stessa e di vivere questa esperienza come arricchimento personale e familiare.
Conosco le insidie che si nascondono nella mancanza di accettazione.
Ho una grande familiarità con il senso di inadeguatezza, con la paura di sbagliare, di non essere accettata, o peggio, di essere rifiutata.
E che dire poi della paura del giudizio? Della smania di compiacere sempre tutti?
Del timore delle vulnerabilità e di quelle emozioni che non vogliono mai stare al loro posto?
E tutto il tempo passato a nascondere le debolezze e i difetti, a tenere tutto sotto controllo, per poi non riuscirci nemmeno?
Per non parlare di quando ti ritrovi mamma e allora tutto ciò che sei e fai diventa imperfetto per definizione.

DA DONNA IMPERFETTA A COACH IMPERFETTA!

Di imperfezione e disistima sono stata a lungo un’esperta.
Ho passato anni a sentirmi in colpa e fuori luogo per il mio modo di essere.
Ero brava a scuola e amavo studiare? Mi sentivo diversa e inadeguata. Ero emotiva? Mi giudicavo perché troppo sensibile. Spesso preferivo stare da sola a ricaricare le batterie? Ero strana.
Avevo un parere su tutto? Meglio tacere per paura di essere criticata o rifiutata.
Il coaching, come studentessa prima e come coach dopo, unito a molti altri percorsi di crescita personale, mi ha permesso di vivere un’importante esperienza di accettazione e cambiamento.
Ci è voluta fatica, quella che serve per lavorare su di sé, ci è voluto coraggio, quello che occorre per dire ciò che si pensa e per mostrarsi per come si è davvero. Imparare ad apprezzarmi è stato il punto di svolta. È così che sono arrivata all’autenticità.
E quando ci ricasco (succede, eccome se succede!) o quando la vita mi mette di fronte a nuove sfide, faccio appello alle mie risorse per rialzarmi e ricominciare, per ascoltarmi e darmi una pacca sulla spalla.
Perché accogliere se stessi è un po’ come andare in bicicletta: non si scorda mai!

Sono Life Coach con una grande propensione all’ascolto, all’accoglienza e una particolare attenzione per le tematiche di autostima femminile. Dopo il Master in Coaching, continuo ad approfondire i miei studi con aggiornamenti sulla comunicazione empatica e non violenta, l’intelligenza emotiva, la crescita personale e l’autostima.

“Credo nell’autenticità come fonte di benessere e nel diritto a essere noi stesse.”
LA MIA FORMAZIONE

Da brava imperfetta, il mio percorso di studi e lavorativo è stato tutto tranne che lineare.

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Il primo fuori programma è stato a 19 anni, quando ho scelto di non intraprendere la strada promessa con cui avevo fatto sognare tutti. Medicina.
Ricordo ancora l’espressione di mio padre quando gli dissi che mi sarei iscritta a Relazioni Pubbliche, indirizzo Marketing: se avesse voluto un medico in famiglia, avrebbe dovuto confidare nel suo terzogenito, perché per me non era cosa.
Solo l’idea che io potessi diventare una manager in carriera riuscì a rendergli sopportabili i quattro anni successivi. E, con il senno di poi, ammetto che fu così anche per me. Peccato che quello non fosse il mio sogno e che non avessi il coraggio di ammetterlo.
Vivevo quell’esperienza come si fa guardando un film. Mi coinvolgeva, certamente, e mi interessava pure. Ma era tutto qui. L’unica cosa che mi agganciava davvero era la richiesta continua di performance di alto livello: “Tu dimmi quello che devo fare e io lo faccio” è stato il mio mantra per anni.
All’università ero un pesce fuor d’acqua, pensavo solo a studiare e a sostenere gli esami nei tempi giusti (dannata Economia Politica!).
Pensavo al risultato e non mi godevo il processo.
Non partecipavo alla vita universitaria perché non mi sentivo abbastanza alla moda, bella, interessante. Mi giudicavo (“Perché non sono come gli altri?”) e giudicavo gli altri (“Ma questi non studiano mai?”).
Avevo solo una convinzione: “Se devi fare una cosa falla bene!”.

 

Dopo la laurea, ho perseverato iscrivendomi a un Master in Marketing e Management del Prodotto.
Insomma, cos’altro avrei potuto fare?

 

Fermarmi e ascoltarmi, direi ora.

 

Un piccolo barlume di illuminazione mi ha folgorato quando ho avuto la mia prima occasione di lavoro: assistente marketing in una multinazionale o stagista in una piccola agenzia di comunicazione in fase di start up? In quel momento ho capito per la prima volta i segnali che il mio corpo cercava di mandarmi da anni (emicrania, gastrite, insonnia, fame nervosa…!) e ho scelto. La piccola agenzia, una dimensione più umana, più a mia misura.

 

Benvenuta capacità di ascoltare i miei bisogni.
Futuro da mega manager in carriera, addio. Due volte sorry, papà!

 

Da quel momento la mia vita professionale è stata dettata da una consapevolezza ben precisa: mi interessava la “dimensione umana” del lavoro, volevo dare il mio contributo al mondo (ecco ritrovato il nesso con Medicina!). Per questo il punto di contatto tra le mie esperienze lavorative principali è stato la formazione, in ambito marketing prima e nel settore fotografico poi. Progettare e promuovere corsi (master e corsi post diploma principalmente) è stato il mio lavoro per anni.
Ovvero: capire i bisogni delle persone e tradurli in una proposta che potesse soddisfarli.

 

Mi sono riscoperta appassionata di storie e persone e gli ultimi anni, passati a occuparmi non solo di marketing, ma soprattutto di orientamento a giovani neodiplomati circa il loro futuro, mi hanno permesso di scoprire la mia vera vocazione.
Essere un punto di riferimento, contribuire alla vita degli altri, ascoltarli, aiutarli a capire i loro desideri e a trovare un modo per raggiungerli. Strizzando sempre l’occhio all’autostima!

 

Grazie al Master in Coaching di Accademia della Felicità frequentato nel 2017, ho finalmente trovato il modo per fare di questa mia passione un lavoro e, a seguito del tirocinio, ho conseguito il Diploma di Coach Abilitata, certificato dall’Associazione Italiana Coach.
Da allora, continuo a finalizzare il mio percorso con approfondimenti sui temi che mi stanno a cuore, come la comunicazione empatica, l’intelligenza emotiva, l’alta sensibilità, la crescita personale e l’autostima.
Nel novembre del 2018 ho conseguito una formazione intensiva sul Parent Coaching.

 

E non è ancora finita! Sono tantissimi ancora i libri da studiare, i corsi da seguire, i gruppi di confronto fra coach da frequentare. E poi chissà, magari un giorno frequentare un altro master!
E se ti stai chiedendo perché all’alba dei quaranta ho ancora tanta voglia di studiare, la risposta sta tutta nella passione per questo lavoro… In fondo un tempo ero una secchiona!

Patrizia Arcadi - La Coach Imperfetta - Chi Sono - Altro Su Di Me

Altro su di me:

  • Sono del segno dei gemelli. Ma che non si dica che ho la doppia faccia.
  • Sono geneticamente portata a leggere più di un libro alla volta.
  • Mi piacciono il vino bianco, rigorosamente fermo, e il cioccolato, rigorosamente extra fondente.
  • Alterno momenti di attenzione e cura per l’alimentazione ad altri in cui apro il frigo e chi si è visto si è visto.
  • Sono sempre alla ricerca di qualcosa di più, amo studiare e approfondire le cose.
  • Presto avrò un cane, sarà un Jack Russell e si chiamerà Paco, ma chi vive con me ancora non lo sa.
  • Uso le mie figlie come scusa quando voglio un gelato, ma non voglio ammetterlo.
  • Il mio luogo del cuore è la Valle D’Itria e un giorno avrò un trullo tutto mio, in cui vivrò felice di campagna, cibo pugliese, mare, vino… e coaching!
  • Sono diversamente ordinata. Ho uno stanzino degli orrori dove finisce tutto ciò che non so dove mettere.
  • In casa mi sono guadagnata l’appellativo “mamma pasticciona”.
  • Sono certa che nelle mie vite passate sono stata un’insegnante, una scrittrice, una preside, una veggente.
  • Se non facessi la coach, vorrei fare nell’ordine: la speaker radiofonica, la responsabile di un bed & breakfast in Puglia, la mediatrice, la chef, la mistery client nei ristoranti.
  • Se potessi scegliere di interpretare un personaggio famoso, sarei senza dubbio Arya Stark.
  • Sono una control freak sulla via della guarigione.
  • Finalmente, credo più nel processo che nel risultato.

 

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Dicono di me