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Storie di donne che hanno ritrovato se stesse

Oggi voglio raccontarti tre storie. Non sono storie qualsiasi, bensì racconti di cambiamento, di trasformazione, di coraggio e vulnerabilità, di cadute e risalite, di fiducia e di speranza di imperfezione e amore per se stesse.

Sono le storie di Viviana, Giulia e Marta, tre donne che hanno seguito il mio percorso “Accogli chi sei” e che hanno fatto spazio all’imperfezione, all’accettazione di sè e che hanno scelto di condividere l’impatto che questo cambiamento ha avuto nella loro vita.

Perchè accettare se stesse significa smettere di farsi la guerra, significa accogliere il proprio modo di essere, ciò che magari prima cercavamo di nascondere dietro la maschera perchè ci faceva sentire “diverse” e sole nella nostra natura.
E per farlo, è importante smettere di considerare le nostre imperfezioni come qualcosa di cui vergognarsi e ritrovare il coraggio di essere chi siamo davvero.



Viviana: ritrovare la propria voce

Il percorso con Patrizia è stato uno dei più significativi mai intrapresi.
Mi ha dato gli strumenti necessari per trasformare insicurezze, etichette, limiti e giudizi in qualcosa di positivo: riconoscerlo e sapere come cambiare prospettiva nei momenti più vulnerabili per essere più compassionevole e meno giudicante mi ha reso più sicura nel mio lavoro di comunicazione, nella produzione creativa, nelle relazioni interpersonali e nel rapporto più importante della mia vita: quello con me stessa.”

SonoViviana Laperchia, 37 anni, italo-canadese residente in Germania.
Artista, Attivista e Storyteller, fondatrice di Beyond Words Documentaries e portavoce del gruppo latinoamericano di Francoforte per Amnesty International.

Per me l’imperfezione è quello che ci rende unici. Se si parte dal presupposto che la perfezione non esiste, non possiamo nemmeno parlare di imperfezione. Quella che chiamiamo imperfezione è solo la visione distorta di qualcosa che non accettiamo essere parte di noi, per paura di essere giudicati o per bassa autostima.
Più che accettare l’imperfezione, ho cambiato il mio modo di concepirla, vedendola più come una sfumatura diversa da quella che ci aspettiamo da noi stessi o che pensiamo gli altri si aspettino da noi.

Questo cambio di prospettiva mi ha offerto una grande tranquillità emotiva che di conseguenza si è tradotta in diverse opportunità su vari livelli (personale e lavorativo) in maniera anche inaspettata.

Ho lasciato un lavoro aziendale per dedicarmi a cause umanitarie che ho a cuore. Ho lasciato andare persone per accoglierne altre che mi fanno stare bene. Ho lasciato la mia paura di essere giudicata per lanciarmi nel campo dell’arte, “imperfetto” per eccellenza.

Cambiamenti importanti, quindi, che non sapevo sarei riuscita a portare avanti in così poco tempo e con così tanto coraggio, solo per aver capito che non sono imperfetta: sono me stessa.


Giulia: felicemente imperfetta

Finalmente sono al primo posto.
Il mio rapporto con gli altri è più sereno e vero. Ho abbandonato le maschere. Non sono più quella che gli altri vogliono che io sia.
Sicuramente non mi aspettavo tutto questo. Ho chiesto aiuto per un obiettivo e mi ha migliorato tutta la vita.”

Sono Giulia, una gemelli maniaca del controllo, organizzatrice di eventi e madre. Non sono mai stata un’amante della perfezione, la trovo noiosa!

Allo stesso tempo però, ho sempre avuto difficoltà ad accettare le mie imperfezioni.
Poi ho capito che le imperfezioni, sia fisiche che comportamentali, sono come cicatrici: magari non bellissime da vedere, ma caratteristiche; raccontano qualcosa di me e mi rendono speciale.
Ho un’enorme cicatrice sul petto, che ho sempre mostrato con orgoglio e rispetto per me stessa, in quanto prova di ciò che ho passato e che ho superato con forza e determinazione.

Lo stesso deve valere per gli aspetti del mio carattere o fisici, che reputo imperfetti.
Da quando li ho accettati la mia vita è cambiata: sono felice!
Partendo dall’accettazione ho capito cosa mi serve per star bene e non ho problemi a ritagliarmi ciò serve per esserlo.

Ora che sto bene con me stessa, di riflesso sto bene con mio figlio, il mio compagno e la mia famiglia, perchè sono spariti i sensi di colpa che definivano i nostri rapporti.

Grazie all’accettazione sono riuscita a raggiungere quegli obiettivi, come perdere peso o prendere in mano la mia vita lavorativa, che prima mi risultavano impossibili.
Ha portato una nuova consapevolezza di me e alla mia rinascita. Ora so cosa ho bisogno per essere felice e non ho paura di prendermelo.


Marta: star bene con se stessa per star bene con gli altri

Mi sento bene, mi sento più consapevole di me stessa, più in contatto coi miei bisogni, più accondiscendete verso le mie debolezze e più riconoscente verso i miei risultati. Nella relazione con gli altri. Ho imparato ad esprimere maggiormente me stessa senza filtri, e senza pensare di dover per forza piacere a tutti. Ho capito che se mi esprimo in maniera autentica e genuina, in linea con la mia personalità, ed in modo responsabile, sarò una persona più integra e serena.

Sono Marta, ho 30 anni e sono prima di tutto mamma di Ettore (2 anni) e in attesa di una bimba che sta per arrivare.
Sono laureata in Storia dell’arte e lavoro presso il museo del Novecento a Milano.

Sono una persona sensibile e nella mia vita tengo molto alle relazioni interpersonali, per questo ho deciso di intraprendere un percorso di coaching con Patrizia, per poter affrontare alcuni lati del mio carattere che non mi permettevano di essere pienamente serena con me stessa e con gli altri.
Con Patrizia sono partita innanzitutto dal concetto di imperfezione, che era un po’ quello che non mi rendeva del tutto libera di esprimere me stessa in tante situazioni.

Mi sono resa conto di essere schiava molte volte di un concetto di perfezione, da me internamente costruito, a cui volevo aspirare quasi sempre senza riserve e senza sconti di pena verso me stessa.

Il mio concetto di imperfezione toccava soprattutto il modello morale a cui volevo perennemente aspirare, impeccabile nei comportamenti e mai fragile, in linea per lo più con le buone (e giuste) maniere del credo comune.

Questa perenne ambizione al perfezionismo ovviamente si riversava anche nel mio rapporto con gli altri, causando spesso situazioni spiacevoli con persone amiche e vicine o rapporti malsani in cui l’unica via che perseguivo era quella dell’auto colpevolizzarsi.

Con Patrizia abbiamo affrontato un percorso che è appunto partito prima da un’analisi più interiore in cui il focus era legato alla mia persona, alle parti del mio essere che accettavo senza riserve e quelle che invece non volevo digerire, e successivamente abbiamo affrontato il rapporto con il mondo esterno.


Arrivare a fine percorso e capire di potercela fare ad accettare anche il mio essere imperfetta, a volermi bene anche senza dover sempre raggiungere quegli standard di perfezionismo che mi imponevo in troppe situazioni della mia vita, mi ha aiutata e mi sta aiutando ad accettarmi così come sono, non tanto con un senso di arrendevolezza o lascivia, bensì di responsabile accoglienza della mia persona, anche con le debolezze che mi caratterizzano e che però mi rendono Marta
.”



Che ne dici? C’è qualcosa di queste storie e di queste donne che parla anche di te?
C’è qualche passaggio in cui hai esclamato: “Vorrei sentirmi anche io così!”?

Se ti va di parlarne insieme, scrivimi
compilando questo form.
Ti aspetto per riservarti una sessione conoscitiva gratuita, ascoltare la tua storia e illustrarti come posso aiutarti a ritrovare te stessa e darle nuovi risvolti!