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Prendersi cura di sé: sì, ma come?


Nel mese di settembre ho avviato una rubrica nella mia pagina Facebook ispirata al calendario di Action for Happiness incentrato sul tema della cura di sè.

Ogni giorno, per un mese, ho presentato i suggerimenti quotidiani di self care ripresi dal calendario, invitando a sperimentare la cura di se stesse e condividendo il mio punto di vista e la mia esperienza.

La rubrica è stata molto seguita, non solo perchè il tema della cura di sè è molto importante, ma anche perchè è molto “sfidante”.
Infatti, i commenti circa la fatica a ritagliarsi quei momenti per sè e, soprattutto, a legittimarseli sono stati tantissimi.

Tra le altre cose, ciò che ho notato è che in teoria tutte noi sappiamo che prima di curarci degli altri – non solo in termini di accudimento, ma anche cura intesa come presenza e attenzione – è importante curarci di noi stesse.

È nella pratica che arrivano grossi “MA” che pesano come macigni che noi stesse disseminiamo sulla nostra strada a farci da ostacolo verso il nostro benessere.


Darsi il permesso di metterci al primo posto è legato ad (almeno) un paio di convinzioni: siamo brave solo se mettiamo gli altri e le loro priorità prima di noi. E siamo egoiste se invece pensiamo prima al nostro benessere.



Curarsi di sè: sicura che sia egoismo?

Tempo fa una mia cliente mi disse di sentirsi in colpa perchè ogni volta che si dedicava a se stessa (andando in palestra, uscendo con un’amica, leggendo un libro, fermandosi di più al lavoro ecc) si sentiva egoista nei riguardi di suo figlio perchè temeva di togliergli tempo e attenzioni.

Ricordo che in quel momento le chiesi se avesse mai preso un aereo e se avesse mai assistito alle spiegazioni di hostess e steward prima del decollo: cosa dicevano a proposito di come utilizzare le maschere ad ossigeno in caso di necessità?
A chi suggerivano di indossarla per primo?

In quell’istante i suoi occhi si spalancarono, come se avesse realizzato solo in quel momento il vero significato di quelle istruzioni.


Prima di poter pensare agli altri, è necessario prenderci cura di noi stesse. Perchè “non si può versare da una tazza vuota”.


Per aiutarla a consolidare questa nuona consapevolezza, le proposi di scrivere la sua definizione di egoismo e, successivamente, la sua definizione di egoismo “sano”.

In quale delle due descrizioni si riconosceva quando metteva in atto i comportamenti che la facevano sentire in colpa?

Quali erano le sue intenzioni quando si prendeva del tempo per sè?
Quali erano i bisogni che davano la spinta a questi comportamenti?

E ancora: il suo comportamento stava togliendo davvero qualcosa a suo figlio o, a bocce ferme, si poteva considerare che ciò che in apparenza poteva sembrare “egoista” era in realtà un modo per sentirsi più realizzata e soddisfatta, per poi potersi dedicare a lui nel pieno del proprio benessere?

Infine, la invitai a rivedere tutte le azioni a suo giudizio “egoiste” compiute fino a quel momento e a riconsiderarle con questo nuovo punto di vista, individuando per ciascuna il bene che quello specifico comportamento aveva prodotto per sè e, di conseguenza, per suo figlio.



Questione di scuse… e di congiunzioni

Per darci il permesso di dedicarci a noi stesse, è necessario liberarci del pensiero per cui la cura di noi escluda automaticamente l’attenzione verso gli altri.

Niente affatto!
Non sarà piuttosto qualcosa di cui ci siamo convinte, una credenza che abbiamo respirato nella cultura in cui siamo cresciute, che ci vuole sacrificate e immolate alla causa d’altri, anzichè alla nostra?

E non sarà anche un po’ una scusa che ci diamo per non dedicarci ai nostri progetti, per non misurarci con noi stesse, per non guardarci allo specchio e dirci “Eccoci qua, siamo solo tu ed io, ora che si fa?”.

Perchè, parliamoci chiaro, se siamo consì impegnate a prenderci cura degli altri, ad essere sempre presenti per loro, va da sè che potremo dirci: non ho tempo per cominciare quel corso, non ho la possibilità di andare in palestra, non ho modo di guardare gli annunci di lavoro. E via dicendo.

Ecco perchè è importante riconoscere se il tempo che passiamo a prodigarci per gli altri non sia un alibi per non prendere in mano la nostra vita, per non occuparci di noi, della nostra realtà, delle difficoltà che dobbiamo affrontare, dei nostri sogni chiusi nel cassetto che aspettano di essere liberati.

Convieni con me?

Per questo oggi ti propongo di sostituire la congiunzione “O” – in questo caso usata come “al posto di” – con la congiunzione “E“: perchè è assolutamente possibile fare una cosa e l’altra, contemplando anzi che la cura di noi stesse sia propedeutica all’attenzione verso gli altri.


Perchè imparare ad ascoltarci, a riconoscere i nostri bisogni, a legittimare le nostre necessità ed emozioni, sarà una palestra che ci permetterà di imparare a fare altrettanto con gli altri.



Cosa vuol dire prendersi cura di sè

Ma cosa significa in pratica prendersi cura di sè?
Per come la vedo io, ci prendiamo cura di noi quando capiamo di cosa abbiamo bisogno, riusciamo a stabilire i nostri confini e mettere dei paletti, impariamo a dire di no quando serve, smettiamo di sentirci in colpa per qualsiasi nostra azione.

Significa conoscere i nostri valori e le nostre priorità, sapere cosa ci fa bene e cosa ci fa male e, di conseguenza, riuscire a scegliere ciò che è meglio per noi.

Vuol dire non rinunciare ai nostri spazi e al nostro tempo, pur dedicandoci agli altri.
Essere assertive, riuscire a dire la nostra senza aggressività, nè passività, capaci di affermare noi stesse.

E poi rispettarsi per farsi rispettare, parlarsi con toni gentili, riuscire a trasformare il senso di colpa in senso di responsabilità, sapere di meritare il meglio, di meritare la felicità per diritto di nascita e non per un sacrificio.


Essere consapevoli di ciò che ci porta benessere e volerci bene, abbandonando l’idea che questo significhi:
– essere egoiste,
– essere cattive,
– non voler bene agli altri.



Prendersi cura di sè: cosa funziona per me

Credo che ognuna di noi debba trovare il proprio modo per prendersi cura di se stessa e che non esistano formule prestabilite che vadano bene per tutte.

La mia personale “formula” è questa:

– ogni mattina chiedermi: “Cosa posso fare per me oggi?”. Può trattarsi di un caffè al bar, di una psseggiata in pausa pranzo, di una telefonata a una persona cara, l’importante che è nella giornata io mi crei l’occasione per “colmare la mia tazza”,

curarmi del mio corpo, ascoltando cosa mi dice, di cosa ha bisogno, facendo attenzione alla prevenzione,

– quando ricevo richieste, prendermi del tempo per capire se ho la possibilità di soddisfarle, per valutare il dispendio di energie che comportano in previsione di ciò che dovrò fare in seguito; e questo vuol dire anche riuscire a trovare un compromesso tra ciò di cui ho bisogno io e ciò di cui ha bisogno la persona che ho davanti,

dire no a ciò e a chi non mi fa bene,

– riconoscere se e quando non ce la faccio da sola e chiedere aiuto,

– avere ben chiare le mie priorità e ricordarmi ogni volta che io sono una di queste,

– circondarmi di persone positive, che mi fanno sentire bene, evitando invece i “vampiri” energetici. Per intenderci: hai presente quando vedi qualcuno e poi avresti bisogno di una settimana di vacanza?

– fissare un giorno di self care al mese nella mia agenda: che non vuol dire mettere in quel frangente le visite mediche o la ceretta, ma fare qualcosa che mi fa bene solo per il gusto di farla, come girare a zonzo per la mia città, andare a trovare un’amica, vedere una mostra ecc,

– coltivare le mie passioni,

– concedermi stanchezza, pigrizia e ozio,

– capire che il sacrificio di sè, delle proprie energie e del proprio tempo non è una forma d’amore verso gli altri e che volersi bene è fondamentale per volerne a chi ci sta intorno.



E tu, in che modo ti prendi cura di te?
E cosa pensi di chi riesce a farlo?

Com’è la tua tazza? C’è dentro qualcosa o si vede il fondo?
Come puoi scegliere di riempirla, a partire da oggi?


Imparare a prendersi cura di sè e a volersi bene è uno degli aspetti su cui ci si concentra il mio percorso di coaching Accogli chi sei.
Se senti di volerti finalmente dedicare a te stessa e al tuo benessere e non sai da che parti iniziare, scrivimi a patrizia@patriziarcadi.it per una sessione gratuita: ti spiegherò come potremo farlo insieme con il coaching!


Ti aspetto,

Patrizia

Patrizia Arcadi

Sono Patrizia Arcadi, La Coach Imperfetta: ti aiuto ad accettare e accogliere l’imperfezione, riscoprendo il coraggio di essere te stessa. Lavorando con me potrai: sentirti più sicura di te e delle tue decisioni nella vita privata e nel lavoro, metterti al primo posto senza sentirti in colpa, riconoscere il tuo valore, dire la tua con sicurezza, apprezzarti e star bene con te stessa.

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