53353
post-template-default,single,single-post,postid-53353,single-format-standard,eltd-core-1.1.3,borderland-child-child-theme-ver-1.0.0,borderland-theme-ver-2.2,ajax_fade,page_not_loaded,smooth_scroll,transparent_content,vertical_menu_enabled, vertical_menu_left, vertical_menu_width_290, vertical_menu_transparency vertical_menu_transparency_on,wpb-js-composer js-comp-ver-6.0.5,vc_responsive
post comunicazione non violenta

Ti senti più sciacallo o giraffa?

Un paio di weekend fa sono stata in aula per portare avanti la mia formazione in Comunicazione non violenta (CNV), un modello di comunicazione basato sull’empatia, ideato nel 1960 dallo psicologo Marhsall Rosenberg.
Alla base di questo approccio c’è l’idea che, praticando la compassione, sia possibile mettere in atto una forma di comunicazione “collaborativa”.

Questo modo di comunicare viene definito anche “linguaggio giraffa”: l’animale dal collo lungo, infatti, non solo è il mammifero terrestre dal cuore più grande (da lì la compassione), ma ha anche il collo più lungo in assoluto e questo gli permette di avere una visione più ampia e a lungo termine, divedere lontano” le conseguenze delle proprie azioni.

Il linguaggio che si contrappone a quello della giraffa è definito “sciacallo” per identificare un modo di comunicare più “violento”. In pratica, utilizziamo un linguaggio sciacallo quando vogliamo imporre la nostra opinione, quando prevarichiamo, vogliamo avere ragione a tutti i costi, presumiamo di sapere ciò che dirà l’altro o addirittura come si sente o di cosa ha bisogno, quando carichiamo lo scambio delle nostre aspettative.

Il linguaggio sciacallo è quello che usa i moralismi, i “devi/devo/si deve“, i giudizi, gli imperativi: è quello che si impone, che usa il ricatto e la manipolazione (non solo con gli altri, ma anche con noi stessi).
Tutti atteggiamenti che ostacolano e bloccano la comunicazione efficace, secondo il modello della CNV.

Nel linguaggio giraffa, al contrario, l’appoccio si basa sulla collaborazione, sulla comprensione e l’assenza di giudizio. La comunicazione prevede il “noi”, contempla che gli interlocutori siano “dalla stessa parte”, poichè tutti accomunati dai “bisogni umani fondamentali“.
In questo modo non siamo più l’uno contro l’altro e quindi espressioni di accusa, recriminazione, giudizio lasceranno spazio a una comunicazione positiva, gentile, empatica, che contemplerà i sentimenti di ciascuno e i bisogni sottostanti da cui originano.


Perchè ogni sentimento che proviamo è generato da un nostro bisogno soddisfatto o non soddisfatto e tutti noi abbiamo dei bisogni umani fondamentali, comuni a ogni essere umano.


E se tutti abbiamo in comune i medesimi bisogni, questo significa che nessun bisogno (e nessun essere umano) sarà migliore o più legittimo di un altro, facendo decadere così i presupposti di una comunicazione aggressiva, che spesso è più un braccio di ferro o una lotta che uno scambio basato sulla comprensione.


È così che nel passaggio da una comunicazione sciacallo a un linguaggio giraffa, frasi come “Oggi sei stato polemico!” saranno sostituite da “Mi sono sentita messo in discussione”.


Nel primo caso stiamo accusando, giudicando e attaccando, nel secondo caso stiamo raccontando un nostro vissuto, stiamo dicendo come ci siamo sentite e qui non c’è traccia di accusa o di giudizio, ma solo spazio a ciò che proviamo e a come stiamo.

Una bella differenza, vero?


Probabilmente adesso starai pensando che è difficile e che ti viene così naturale utilizzare il “solito” linguaggio!


Ti assicuro che ti capisco: mi sono avvicinata alla CNV da due anni e ancora oggi faccio fatica!
Ma ti assicuro che a lungo andare dà i suoi frutti e che vivere in connessione con i nostri bisogni e con il sentire dell’altro ripaga ogni sforzo!


La CNV non è il modo migliore per comunicare o quello giusto (sarei uno sciacallo se lo faccessi!): possiamo piuttosto considerarla una alternativa, un altro lunguaggio possibile.


Sta a noi scegliere il modo di esprimerci che più ci si addice, quello più efficace e che funziona per noi e chi ci sta intorno.
Quindi, forse vale la pena fare un tentativo, che ne dici?



L’impatto su di  me, come persona e come coach

Da quando studio la CNV ho avuto la conferma di quanto l’empatia verso noi stesse sia fondamentale per vivere in maniera consapevole e riappropriarci del nostro potere: quello di scegliere come agire per soddisfare i nostri bisogni e di assumerci la responsabilità delle nostre azioni.
La CNV mi ha dato moltissimi strumenti che mi aiutano tutti i giorni nel mio lavoro, nel proporre un approccio basato sull’ascolto delle nostre necessità e dei nostri sentimenti:


1. Il concetto di “bisogni umani universali fondamentali”: secondo l’approccio della CNV, i bisogni sono ben distinti dalle strategie messe in atto per soddisfarli (come ho scritto anche in questo articolo), poichè sono condivisi da tutti. Quindi, voler avere un lavoro di prestigio e di carriera non è un bisogno, così come non lo è quello di andare d’accordo con tutti. Nel primo caso piuttosto si parla di necessità di realizzazione e nel secondo di amicizia, di calore umano o di inclusione.


Cambiando punto di vista quindi, non esistono bisogni che siano giusti o sbagliati, piuttosto esistono comportamenti adeguati o meno alla loro soddisfazione, poichè i bisogni sono tutti legittimi!


2. Il nostro corpo, le nostre sensazioni, le emozioni, i pensieri sono la cartina al tornasole dei nostri bisogni, per questo ascoltarli è l’unico modo per connetterci con le nostre necessità!


3. Ascoltare noi stesse praticando l’autoempatia e ascoltare gli altri diventa un modo per uscire dal meccanismo automatico di reazione perchè ci consente di fare chiarezza su ciò che conta di più per noi e per gli altri, nel qui e ora.


4. Il comportamento degli altri non ha il potere di renderci tristi nè felici: ciò che  accade smette di essere la causa di ciò che proviamo, ma diventa solo uno stimolo che attiva i nostri sentimenti. E ciò che proveremo sarà mosso da un bisogno sottostante, soddisfatto o insoddisfatto che sia.
Quindi addio “Mi sento felice/triste perchè tu…”, benvenuto invece a “Mi sento triste/felice perchè ho bisogno di…”!


5. Quando stiamo giudicando l’altro, quello può essere il segnale di un bisogno insoddisfatto che stiamo esprimendo attraverso quel giudizio.
Quel bisogno è nostro e l’altra persona non ha responsabilità della sua soddisfazione, nè di come ci sentiamo.


Un bel campio di prospettiva, cosa ne pensi?



Vuoi provare? Inizia da qui!

Ecco riassunte le 4 fasi della CNV su cui si fonda il linguaggio giraffa.


1. Osservazione: si tratta di prendere atto in maniera neutra di ciò che succede, senza esprimere giudizi. Come se fosse una registrazione o una fotografia fedele di ciò che accade, senza “soggettività”.


2. Riconoscere ed esprimere i sentimenti: connettersi con i propri sentimenti (e con quelli dell’altro) chiedendosi (e chiedendo) cosa si prova in relazione a ciò che sta succedendo.


3. Riconoscere ed esprimere i bisogni: qual è il bisogno soddisfatto o insoddisfatto che provoca in me quella sensazione?
Qual è il bisogno che ha provocato la sensazione nella persona che di fronte?


4. Formulare la richiesta: le richieste in CNV non sono pretese, manipolazioni o imposizioni (“Vorrei che tu…”), si tratta piuttosto di chiedere chiaramente ciò che si desidera assumendosi la responsabilità dei propri bisogni e lasciando che gli altri si assumano la responsabilità di realizzare i loro.



Facciamo un esempio

Ti faccio un esempio pratico in cui probabilmente ti sarà facile riconoscerti!


È lunedì, rientri dopo una giornata di lavoro e ti trovi davanti questa scena: la cucina è un disastro, le tazze della colazione sono ancora nel lavello e della cena nemmeno l’ombra. Per non parlare del resto della casa!


A chi non verrebbe voglia di mettersi a sbraitare, urlando che dopo una giornata di lavoro fuori casa il minimo che ci si potrebbe aspettare è un po’ di collaborazione?
Hai passato il weekend a pulire e riordinare casa e non ne puoi più!


Ok, calmiamo i bollenti spiriti e proviamo a vedere come potremmo usare la CNV in una situazione in cui fumerebbero le orecchie a chiunque!


1. Osservazione senza giudizio, nè valutazione: le tazze sono nel lavello, la cena non è pronta.


2. Riconoscere ed esprimere i propri sentimenti: quando a fine giornata vedo le tazze della colazione nel lavello e rientrando non trovo la cena pronta (osservazione senza giudizio), mi sento frustrata e arrabbiata (espressione dei propri sentimenti).


3. Riconoscere ed esprimere i propri bisogni: quando a fine giornata vedo le tazze della colazione nel lavello e rientrando non trovo la cena pronta, mi sento frustrata e arrabbiata, perchè ho bisogno di cura e cooperazione (riconoscimento ed espressione dei propri bisogni).


4. Richiesta: Saresti d’accordo diorganizzarci d’ora cucinando la domenica per il lunedì? (Richiesta che propone e non impone e che contempla anche la possibilità del’altro di fare una proposta che soddisfi il proprio bisogno).


Per una versione ancora più empatica, si può provare a connettersi con l’altro:
“Vedo che alzi gli occhi al cielo e fai avanti e indietro mentre parlo (osservazione senza giudizio), ti senti irritato (connessione con i sentimenti dell’altro), perchè forse hai bisogno di libertà (connessione con i suoi bisogni)?”


Ok, so di aver preso un caso estremo: era necessario per spiegarti quanto sia in nostro potere fare per evitare il conflitto e introdurre un modo di comunicare che contempli le necessità di tutti e faccia sentire gli interlocutori di stare dalla stessa parte e di non essere il nemico l’uno dell’altro.



Tu ti senti più giraffa o più sciacallo?

Ecco a te qualche spunto per capire quale linguaggio adotti maggiormente e come avvicinarti alla CNV:


1. Ripensa a una situazione in cui si è generato un conflitto con un’altra persona.
Alla luce di quanto hai letto fin qui, ritieni di aver agito più da giraffa o da sciacallo?
Quali sono le frasi e gli atteggiamenti che secondo te hanno bloccato la comunicazione e portato al conflitto?


2. Ora prova a chiederti come avresti potuto affrontare la conversazione con un approccio da giraffa. Cosa avresti fatto? Cosa avresti detto?
Riesci a individuare i sentimenti che si sono mossi in te e quali bisogni soddisfatti o insoddisfatti li hanno generati? (in fondo a questo mio articolo trovi un elenco sintetico di bisogni umani fondamentali tratti dalla CNV).


Per condividere con me la tua esperienza, scrivimi a patrizia@patriziarcadi.it,  sarò felice di leggerti!


Se questo approccio alla comunicazione ti affascina, puoi partire dalla lettura del libro di M. Rosenberg, “Le parole sono fineste oppure muri”
Ti lascio anche un video che spiega molto efficacemente la CNV: clicca qui per vederlo!



Se senti di voler imparare a entrare in connessione con i tuoi bisogni, contattami compilando questo form!
Riserverò per te una sessione conoscitiva gratuita in cui potrai raccontarmi le tue necessità e io ti spiegherò come potremo lavorarci insieme con il coaching!


A presto!

Un abbraccio,
Patrizia

Ph Timur Romanov su Unsplash

Patrizia Arcadi

Sono Patrizia Arcadi, La Coach Imperfetta: ti aiuto ad accettare e accogliere l’imperfezione, riscoprendo il coraggio di essere te stessa. Lavorando con me potrai: sentirti più sicura di te e delle tue decisioni nella vita privata e nel lavoro, metterti al primo posto senza sentirti in colpa, riconoscere il tuo valore, dire la tua con sicurezza, apprezzarti e star bene con te stessa.

No Comments

Post a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.