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Perché è importante essere consapevoli

Intervista a Manuela Limonta – Mentor

Oggi nel blog accade qualcosa di nuovo: questa settimana ospito una professionista che stimo molto per parlare del tema della consapevolezza.
Sto parlando di Manuela Limonta Mentor, che utilizza strumenti diversi come la filosofia, la meditazione e la musica per aiutare a prendersi cura della propria consapevolezza e del proprio benessere.


Ho conosciuto Manuela un anno fa, ad incontro di dialogo socratico condotto da lei e da quel momento, per me, seguire le sue proposte all’insegna della filosofia e del femminismo è diventato imprescindibile.
Abbiamo iniziato a collaborare e quest’anno mi ha invitato a contribuire alla sua membership “In pratica filosofia! – consapevolezza femminista edition”, il percorso annuale per portare nella propria quotidianità la forza della filosofia e del pensiero, in cui proporrò un contenuto dedicato ai bisogni.

Di Manuela mi hanno colpito la passione, la sua capacità di accogliere e di guidare, la sua intenzione di praticare una piccola rivoluzione con modi gentili e, al tempo stesso, sicuri e decisi, in virtù della sua esperienza e competenza.
Sono molte le affinità – umane e professionali – che mi accomunano a Manuela, per questo motivo ho pensato che potesse essere molto interessante per le mie lettrici godere di un suo contributo nel percorso di consapevolezza di se stesse e dei propri bisogni in cui le sto accompagnando in questo periodo.


Ecco le parole di Manuela!


Cara Manuela, benvenuta! Innanzitutto ti chiedo di presentarti: ci racconti chi sei, qual è il tuo lavoro e cosa ti appassiona? Qual è la mission del tuo lavoro?

Cara Patrizia, per prima cosa, grazie di avermi invitata in questo spazio, sono davvero felice di esserci!

Chi sono? Sono una donna, una persona curiosa, femminista, un’amante delle rivoluzioni gentili e delle grandi sfide.
Per lavoro, sono una filosofa libera professionista che ha deciso di mettere a disposizione le proprie competenze e il proprio studio per la divulgazione e la fioritura personale, professionale e sociale.
I miei “strumenti” sono la filosofia, le pratiche filosofiche, la mindfulness e… la musica! Infatti, sono anche un’artista! Da molti anni mi occupo di musica e formazione musicale.


Propongo corsi, percorsi ed esperienze con lo scopo di stimolare e aumentare la consapevolezza nelle persone.
Quest’ultimo aspetto, è la mia mission; il mio ritornello: “Benvenuta consapevolezza!”, una mission che sviluppo in modo multidisciplinare, appunto, su vari livelli, in svariati settori e… con uno sguardo femminista!


Il tuo racconto mi ha incuriosito: come si coniugano la musica, la filosofia, la mindfulness e il femminismo?

In primo luogo, ti rispondo dicendo che tutte queste “discipline” hanno fatto e fanno parte della mia vita lavorativa e non; ognuna rappresenta un percorso importante della mia vita; mi hanno fatta crescere, strutturata, trasformata e aiutata.
Sono mondi che ho studiato e applicato con profondità e costanza e mi hanno fatto acquisire degli strumenti fondamentali e una libertà che da sola non avrei acquisito.

La filosofia è il mio atteggiamento di vita, mi permette di immergermi nella complessità e di ordinarla, di andare “oltre il solito”, di dare una struttura al mio pensiero in modo logico e argomentato e di andare sempre più in profondità.

La musica è il mio universo creativo; è lo spazio che mi permette di portare fuori il mio mondo interiore e gli aspetti più sottili e difficili della mia persona; è una forma di comunicazione unica che riesce ad andare oltre ciò che posso esprimere con il pensiero e le parole.

La mindfulness, grazie alla pratica della presenza e alla meditazione, è il mio porto sicuro dal quale posso osservare con attenzione me stessa e la realtà senza necessariamente trovare dei significati, delle risposte, dei risultati; da quella posizione ci sono e basta e posso immergermi nell’essere in modo autentico, senza giudizio, con gentilezza e compassione.

Il femminismo, infine, direi che è il mio approccio etico grazie al quale mi accorgo della mia posizione nella realtà e mi relaziono ad essa.
Non vivo il femminismo come una lotta tra fazioni, né come una serie di regole e comportamenti da applicare ma come un atteggiamento che mi permette di rendermi conto di tutte quelle strutture verticali di potere, dominio e assoggettamento che creano disparità, discriminazione e esclusione.


Allo stesso modo, inserisco questi mondi nella mia professione. Per una filosofa la logica è importante, quindi, sono cosciente che se una cosa funziona per me non è sempre vero che funzionerà per tutti, non sarebbe una buona inferenza! Ma d’altro canto, credo anche che il ruolo di una filosofa sia quello di stimolare, accendere delle fiammelle o, come si diceva di Socrate, di pungere (come un tafano, dicevano!). Il che è molto diverso da somministrare verità agli altri e fornire risposte preconfezionate; semmai, questi mondi che io stessa frequento possono diventare delle possibilità, delle opportunità, dei nuovi punti di osservazione e di indagine.


Filosofia, musica, mindfulness e femminismo nella mia professione, quindi, si coniugano tra di loro perché si prendono cura della consapevolezza e della fioritura delle persone che entrano in contatto con il mio lavoro.


Il tema di questo mese è la consapevolezza, con un’attenzione specifica a quanto la conoscenza di sé, dei propri valori bisogni desideri possa favorire un atteggiamento di accettazione della propria natura e, di conseguenza, aiutare le donne a non cadere nelle trappole del perfezionismo e degli auto sabotaggi.

Quale posto assume secondo te la consapevolezza in un percorso di accettazione e accoglienza di sé. E come può favorire un miglior rapporto con noi stesse tanto da guidarci verso scelte che siano adatte a noi?

La consapevolezza è una potentissima lente capace di farci vedere le cose per come sono, nella loro essenza. Non attraverso i filtri degli schemi e degli stereotipi, non attraverso le richieste della società e i bisogni di altri, non attraverso i modelli che ci vengono proposti e imposti.
Se siamo consapevoli vediamo chiaramente ciò che siamo e come è ciò che ci circonda.

L’esistenza consapevole, quindi, non è la corsa affannosa per realizzare un ideale esterno di perfezione ma è il ritorno gentile e autentico “presso di sé” e la ricerca responsabile, libera e mossa dalla forza d’animo del proprio posto nel mondo.

C’è una riflessione di Umberto Galimberti che credo di aver proposto a tutte le persone che lavorano con me; questo passo tratta molti aspetti anche non prettamente legati al tema di cui stiamo discutendo ma vorrei citarlo perché, a mio parere, è utile per far luce su cosa significhi conoscersi e accettarsi e, di conseguenza, fare scelte davvero autentiche.

“Oggi la si chiama “resilienza”, una volta la si chiamava “forza d’animo”, Platone la nominava thymoeidés e indicava la sua sede nel cuore. Il cuore è l’espressione metaforica del “sen-timento”, una parola dove ancora risuona la platonica thymoeidés. Il sentimento non è languore, non è malcelata malinconia, non è struggimento dell’anima, non è sconsolato abbandono. Il sentimento è forza. Quella forza che riconosciamo al fondo di ogni decisione quando, dopo aver analizzato tutti i pro e i contro che le argomentazioni razionali dispiegano, si decide, perché in una scelta piuttosto che in un’altra ci si sente a casa. E guai a imboccare, per convenienza o per debolezza, una scelta che non è la nostra, guai a essere stranieri nella propria vita. La forza d’animo, che è poi la forza del sentimento, ci difende da questa estraneità, ci fa sentire a casa, presso di noi. Qui è la salute. Una sorta di coincidenza di noi con noi stessi, che ci evita tutti quegli “altrove” della vita che non ci appartengono e che spesso imbocchiamo perché altri, da cui pensiamo dipenda la nostra vita, semplicemente ce lo chiedono, e noi non sappiamo dire di no. Il bisogno di essere accettati e il desiderio di essere amati ci fanno percorrere strade che il nostro sentimento ci fa avvertire come non nostre, e così l’animo si indebolisce e si ripiega su se stesso nell’inutile fatica di compiacere agli altri. Alla fine l’anima si ammala, perché la malattia, lo sappiamo tutti, è una metafora, la metafora della devianza dal sentiero della nostra vita. Bisogna educare i giovani a essere se stessi, assolutamente se stessi. Questa è la forza d’animo. Ma per essere se stessi occorre accogliere a braccia aperte la propria ombra. Che è ciò che rifiutiamo di noi. Quella parte oscura che, quando qualcuno la sfiora, ci fa sentire “punti nel vivo”. Perché l’ombra è viva e vuole essere accolta. Anche un quadro senza ombre non ci concede le sue figure. Accolta, l’ombra cede la sua forza. Cessa la guerra tra noi e noi stessi e perciò siamo in grado di dire: “Ebbene sì, sono anche questo”. Ed è la pace così raggiunta a darci la forza d’animo e la capacità di guardare in faccia il dolore senza illusorie vie di fuga.”



Grazie Manuela! Ci spieghi che posto ha la consapevolezza nelle diverse “anime” del tuo lavoro e in che modo cerchi di favorire un atteggiamento consapevole nel mondo e nelle persone che seguono percorsi con te?

Attivare processi di consapevolezza è l’anima e l’obiettivo del mio lavoro.
La divulgazione filosofica ha un ruolo centrale, è forse l’aspetto che accende le fiamme più curiose e forti.
Entrare in contatto con autrici e autori, correnti di pensiero, movimenti e temi filosofici ci mostra come i concetti e la realtà possono essere osservati e indagati in diversi modi.
Spesso ci costruiamo definizioni fisse e schemi rigidi perché abbiamo paura di uscire dalle nostre zone di confort e da quello che “si dice e si fa”.

Per esempio, nei corsi sulle filosofie e le storie dei femminismi capita quasi sempre che le persone arrivino a scoprire con grande meraviglia la complessità dei temi, ad ampliare le proprie visioni e a rendersi conto che il femminismo è qualcosa che interessa nel quotidiano tutte, tutti e tutt*.

Avvicinarsi alla filosofia significa sì fare qualcosa che è disponibile a chiunque, cioè pensare, ma coltivando delle competenze specifiche: il pensiero astratto, la sensibilità morale, la capacità di argomentare e confutare tesi, sviluppare argomenti logici e razionali, ascoltare e comprendere tesi diverse, muoversi nelle scelte private, etiche, professionali, nei dilemmi ecc.
Così le persone, nei percorsi individuali o di gruppo, fioriscono e crescono nella loro vita privata e professionale, perché fiorisce e cresce la loro consapevolezza, e così fiorisce e cresce la società.


La mindfulness, come la applico e la intendo io, agevola questo processo di consapevolezza, perché va alla radice degli schemi che applichiamo e ci riconnette con il nostro corpo; ci permette di essere testimoni esterni ma partecipi del nostro presente per quello che è e per come si sta svolgendo.
Alcune correnti filosofiche nell’antichità hanno proposto forme di meditazione molto simili a quelle che io stessa propongo proprio perché a volte è necessario fermarsi e osservare e basta per poter poi ripartire con il pensiero.


La musica e l’arte, infine, sono mondi che ci avvicinano ad una consapevolezza creativa e interna propria di tutti quelli aspetti che spesso non conosciamo di noi; le nostre luci e le nostre ombre, le parole che non riusciamo a trovare ed esprimere, le emozioni che non sappiamo razionalizzare, le potenzialità che non conosciamo. Troviamo così altre forme di pensiero e di comunicazione potenti e intime che ci permettono di avere una consapevolezza più ampia e unica.


Infine, prima di lasciarci ti chiedo due consigli da dare alle nostre lettrici per aumentare la consapevolezza in pratica!

Volentieri Patrizia! In questo caso, attingerei dalla mindfulness così da suggerire due pratiche gestibili autonomamente e propedeutiche allo sviluppo della consapevolezza.


  1. La prima pratica riguarda la respirazione consapevole, un punto di partenza importantissimo per coltivare la consapevolezza.
    Essere presente significa “fare caso” a tutto quello che succede (sensazioni del corpo, emozioni, pensieri) mentre svolgiamo un’azione.
    Solitamente agiamo con il pilota automatico inserito, soprattutto se si tratta di azioni di routine.
    La consapevolezza si coltiva partendo dall’attenzione e dalla presenza nel “qui ed ora”.
    Domani mattina, al risveglio, prima di alzarti dal letto, con gli occhi chiusi,  prova a fare tre respiri profondi e a portare l’attenzione sul tragitto dell’aria nel tuo corpo.

    Nota la temperatura dell’aria che entra e che esce dal naso, gli odori e i profumi, i piccoli movimenti delle narici al passaggio dell’aria, le sensazioni del corpo, le emozioni che emergono, i suoni e i rumori che ti circondano. Osserva un aspetto alla volta con attenzione e concentrazione.

    Ogni volta che ti accorgi che la tua mente vaga, che si lascia trasportare da altri pensieri, riporta gentilmente l’attenzione sul respiro e poi su ciò che stavi osservando.

  2. La seconda pratica applica la presenza ad una semplice azione del quotidiano come, per esempio, lavare i denti.
    Prova a lavare i denti in modo consapevole cioè immergendoti completamente in ciò che stai facendo, osservando con attenzione tutti i piccoli passaggi come il braccio che si muove per prendere lo spazzolino, la mano che ruota per aprire il dentifricio, i movimenti che effettui per strofinare i denti, ecc.

    Nota tutte le sensazioni che emergono, una dopo l’altra: la sensazione del contatto tra la mano e lo spazzolino, il tubetto di dentifricio, il rubinetto dell’acqua; il gusto del dentifricio nella bocca, la pressione delle setole sui denti e le gengive, la temperatura dell’acqua al momento del risciacquo, i rumori che si susseguono nell’azione, ecc.

Puoi svolgere consapevolmente e in presenza anche altre azioni del quotidiano come fare la doccia, bere il caffè, lavare i piatti, piegare i vestiti ecc.


Sembrano esercizi banali, ma con la pratica quotidiana ti accorgerai che la tua mente vagherà sempre di meno e che la tua presenza nell’azione sarà sempre più costante; ti accorgerai di dettagli e aspetti sempre più numerosi e complessi e noterai che attenzione e concentrazione saranno più attive!


Che ne dici, sei pronta a immergerti nella cnsapevolezza di te con questi spunti?

E se vuoi far brillare la luce della tua consapevolezza su quali sono le regole che ti sei auto imposta e che ti costringono ad agire come “devi” anziché come vorresti, Scarica la scheda di self coaching in regalo per te cliccando qui!

A presto!

Patrizia

Patrizia Arcadi

Sono Patrizia Arcadi, La Coach Imperfetta: ti aiuto ad accettare e accogliere l’imperfezione, riscoprendo il coraggio di essere te stessa. Lavorando con me potrai: sentirti più sicura di te e delle tue decisioni nella vita privata e nel lavoro, metterti al primo posto senza sentirti in colpa, riconoscere il tuo valore, dire la tua con sicurezza, apprezzarti e star bene con te stessa.

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