fbpx
54186
post-template-default,single,single-post,postid-54186,single-format-standard,eltd-core-1.2,borderland-child-child-theme-ver-1.0.0,borderland-theme-ver-2.4,ajax_fade,page_not_loaded,smooth_scroll,transparent_content,vertical_menu_enabled, vertical_menu_left, vertical_menu_width_290, vertical_menu_transparency vertical_menu_transparency_on,wpb-js-composer js-comp-ver-6.7.0,vc_responsive

Sei pesi a cui dire “Basta” per sentirti libera e spensierata

Ah, se avessi un euro per tutte le volte in cui una donna mi ha detto “Non ne posso più, adesso basta!”!

Proprio così: la stanchezza, la fatica, l’aver raggiunto un limite sono motivazioni che spingono a rivolgersi a me, a chiedere un supporto per cambiare e alleggerire la propria vita, per ritrovare un po’ di spensieratezza e leggerezza.

Di cosa sono stanche le donne che parlano con me? Di cosa non ne possono più?

Di vivere secondo le regole degli altri.
Di essere sempre disponibili.
Di nascondere ciò che pensano e ciò che davvero vorrebbero dire o fare.
Di esserci sempre per tutti e di sentirsi comunque sempre in colpa.
Di fare così fatica a fare tutto, di  voler controllare sempre tutto.
Di sentirsi incomprese. Anche se, in fondo, è con loro stesse che sono arrabbiate, perché si ritengono incapaci di darsi l’importanza che meritano.

Ti riconosci anche tu?


Questi sono pesi che ci trasciniamo da una vita, pensieri in cui ci rifugiamo, automatismi che mettiamo in atto senza nemmeno rendercene conto, che magari hanno funzionato per un po’ ma che ora sono solo zavorre di cui liberarsi.

In questo articolo trovi alcuni suggerimenti per dire Basta ai pesi che porti e che ti impediscono di vivere una vita più leggera, libera di esprimere te stessa, le tue opinioni ed emozioni, di fare in autonomia le tue scelte.
E se vuoi sapere posso aiutarti a farlo, fissa la tua sessione conoscitiva con me e parliamone insieme!


I pesi di cui liberarti per sentirti più leggera


1. La pesantezza del “dovere”

Un giorno E. mi ha detto “Vorrei liberarmi del peso del dovere, di una serietà di fondo che non riesco ad abbandonare.”

Il senso del dovere di per sé non ha nulla di male, ci permette di “funzionare”, raggiungere obiettivi, essere affidabili e realizzarci. Non solo, il dovere non è necessariamente contrapposto al nostro volere, se abbiamo una vita in cui ciò che facciamo è allineato con i nostri bisogni più profondi.

Il punto è quando “dovere” è l’unica parola con cui iniziamo ogni frase, quando in virtù del senso del dovere, le nostre necessità vengono messe in secondo piano, considerate un “lusso“, qualcosa che solo in pochi possono concedersi. E quei pochi, tendenzialmente, sono fortunati o egoisti.


Le domande da farti:

Per ridare dignità alla parola dovere e ricominciare a usarla con equilibrio e consapevolezza, senza che questo ci faccia sentire sopraffatte, è importante fare spazio all’ascolto ai nostri bisogni. Iniziamo col dare ascolto ed empatia alle nostre necessità più profonde: i doveri non spariranno, rimarrano però quelli “buoni”, quelli che davvero ci servono, lasciando andare invece quelli “auto imposti” che ci soffocano.

Ecco le domande utili per riuscirci:
“Quali “devo/dovrei” mi sto dicendo in questo momento?”
“Come mi sento, mentre mi ripeto questi doveri?”
“Quali sono i miei bisogni, in questa situazione?”
“Se provassi a sostiuire i “devo” con “voglio/scelgo” o ancora, “ho bisogno di” come mi sentirei e cosa farei?”



2. Perfezione

La perfezione è una gabbia quando diventa l’unico parametro in base a cui valutiamo e osserviamo il mondo, gli altri e noi stesse.
Il perfezionismo ci porta a dire frasi come “Si deve/non si deve”, “Giusto/sbagliato”, ci aggancia in maniera rigida a una visione bianco/nero e a fare di tutto perchè ogni cosa – dai nostri comportamenti a ciò che succede intorno a noi – aderisca a quel modello.

Per questo avere come ideale la perfezione e mantenere tutto sotto controllo comporta una grande fatica, fa arrivare a sera stanche e sfiancate, ci porta a confondere le nostre aspettative con la realtà che, immancabilmente, finisce per deluderci.


Le domande da farti:
“Quali prove ho che il perfezionismo mi sta portando dei benefici?”
“Come mi fa sentire a fine giornata? Quali sensazioni mi dà?”



3. Timore del giudizio altrui

Il pensiero costante di come ci possano vedere gli altri condiziona molte delle nostre scelte e definisce anche ciò che pensiamo.
Alla base di questo timore c’è spesso un bisogno di accettazione e approvazione, come dicevo in questo articolo, che crediamo di poter soddisfare facendoci carico delle aspettative altrui (o di ciò che noi presumiamo gli altri vogliano da noi).

Questo ci confonde, non ci permette di comportarci in modo autentico e consapevole, perchè ci porta ad agire secondo quanto pensiamo possa piacere agli altri e non partendo da ciò che riteniamo vada bene per noi.

Il timore del giudizio altrui ci condiziona tanto da allontanarci da noi: quanti sì diciamo in virtù di questo? Quante emozioni e opinioni reprimiamo per via di questo peso?

Le domande da farti:
“Dare così importanza al giudizio altrui come sta condizionando la mia vita e le mie scelte?”
“Il timore di ciò che pensano gli altri come mi sta impedendo di sentirmi libera di essere me stessa?”
“Come mi comporterei se invece fossi libera da questo timore?”



4. Senso di colpa

Il senso di colpa può essere una vera zavorra che ci fa sentire a disagio anche quando non ne avremmo motivo, anche quando non abbiamo una colpa oggettiva.
Questa sensazione scomoda e sgradevole ci accompagna e si radica nella convinzione di avere il potere di controllare le cose, di poter influenzare la gioia e la felicità degli altri, come se tutto dipendesse da noi.


Questo ci porta a dare un peso solenne a ogni nostro gesto, pensiero o intenzione: ci sentiamo in colpa per ciò che proviamo, per le nostre idee, per ciò che siamo che è sempre immancabilmente diverso da che crediamo “dovremmo essere” per poter essere approvate e apprezzate.


Le domande da farti:
“Sentirmi in colpa per qualsiasi mia azione, pensiero o emozione su cosa mi sta impedendo di concentrarmi realmente?”
“Come mi sentirei se iniziassi a pensare che ciascuno ha la responsabilità della propria felicità e della propria soddisfazione?”



5. Attaccamento

Come ti dicevo anche in questo post, rimanere ancorate al passato, a vecchi rancori, al voler avere ragione a tutti i costi, alla paura di fallire può appesantirci al punto da non riuscire a procedere con la nostra vita.

Accanirsi e ancorarsi a certi atteggiamenti, a certe convinzioni, può costringerci eternamente ai blocchi di partenza, così come rimanere legate alle questioni in sospeso e non accettare noi stesse o, più genericamente, ciò che accade può ostacolarci nel raggiungimento dei nostri obiettivi.


Le domande da farti:
“A cosa mi sto attaccando, cosa sento di “statico” nella mia vita che non mi sta permettendo di fare un passo avanti?”
“Qual è il vantaggio di rimanere amcorata a questo blocco?”
“Come mi sento quando penso a questo blocco? Quali emozioni provo? Cosa sento nel corpo?



6. Parole pesanti

L’ho già ripetuto tante volte e lo farò ancora!
Le parole che usiamo sono importanti e possono avere un peso determinante sul nostro stato d’animo e anche sulla prospettiva che abbiamo verso la vita e il futuro.
Per questo espressioni catastrofiche, che descrivano eventi, persone, stati d’animo in maniera eccessivamente negativa e pesante possono impedirci di sentire quel senso di leggerezza che vorremmo provare.

E vale lo stesso per le lamentele continue e per espressioni che ci ripetiamo senza nemmeno accorgercene, come fossero un ritornello che ormai abbiamo fatto nostro. “Non ce la posso fare”, “Sarà un disastro”, “Povera me!”, “Non ne usciremo mai” sono solo alcuni esempi di quanto espressioni non commisurate al contesto possono appesantirci anzichè aiutarci ad avere un approccio positivo.


Le domande da farti:
“Quali emozioni provo quando uso queste espressioni?
Cosa sento nel corpo e dove? Si tratta di sollievo o pesantezza? Apertura o chiusura?”
“Quando uso queste parole, compio azioni che rispondono alle mie vere necessità o sono più spinta dalla paura e dall’angoscia/urgenza?”
“Quali sono le parole leggere che possono sostituire a queste espressioni ricorrenti?”


Se senti anche tu che questi e altri aspetti stanno appesantendo la tua vita e condizionando le tue scelte, parliamone insieme.
Ti spiegherò come posso aiutarti a liberartene per sentirti libera e leggera come desideri.
E se ti è piaciuto questo articolo e pensi che possa essere utile anche agli altri, condividilo questo articolo sulle tue pagine social: grazie davvero!
 

A presto!
Patrizia

Ph Nine Köpfer/Unsplash

Patrizia Arcadi

Sono Patrizia Arcadi, La Coach Imperfetta: ti aiuto ad accettare e accogliere l’imperfezione, riscoprendo il coraggio di essere te stessa. Lavorando con me potrai: sentirti più sicura di te e delle tue decisioni nella vita privata e nel lavoro, metterti al primo posto senza sentirti in colpa, riconoscere il tuo valore, dire la tua con sicurezza, apprezzarti e star bene con te stessa.