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Vuoi essere perfetta o vuoi essere felice?

In questo articolo troverai:
i segnali per capire come ti stai lasciando sabotare dal perfezionismo
alcuni passi che puoi compiere per riuscire a lasciarlo andare.


Sabato 10 ottobre ho partecipato come relatrice all’incontro “Vuoi essere brava o vuoi essere felice?”, organizzato dalla Rete al Femminile di Milano nell’ambito della rassegna “I talenti delle donne” patrocinata dal Comune di Milano.

Sin da quando ho ricevuto l’invito a tenere il mio discorso sui temi dell’imperfezione e dell’accettazione, ho colto il senso provocatorio di questa domanda e mi sono chiesta quale fosse il vero ostacolo a essere sia brave sia felici.


La risposta è stata quasi immediata: il perfezionismo è uno dei fattori che si frappongono tra il desiderio di essere brave e il nostro diritto alla felicità.
Quando “brava” assume l’accezione di “perfetta” ci convinciamo che l’unica via per meritarci la soddisfazione sia il perfezionismo, il cui unico risultato invece è quello di portarci all’insoddisfazione e all’infelicità.



Contrariamente a quanto pensiamo, infatti, perseguire il perfezionismo non significa fare di tutto per essere brave, nè fare del nostro meglio.
Significa in realtà cadere in una trappola di immobilismo che ci impedisce di spiccare il volo e di realizzare ciò che vogliamo, dato che, per paura di fallire, di deludere gli altri e noi stesse, non ci sentiamo mai abbastanza sicure per agire, nè sufficientemente coraggiose per esporci.

Nel tentativo di essere perfette, sacrifichiamo la nostra felicità e la possibilità di avere una vita appagante.


Per superare il perfezionismo è importante ammettere di essere vulnerabili al timore di essere scoperte nelle nostre imperfezioni e lasciare che gli altri ci vedano per ciò che siamo davvero.


La perfetta “brava ragazza”

Mentre preparavo il mio discorso, ho condotto una piccola indagine sulla mia pagina Instagram chiedendo alle donne che mi seguono cosa significasse per loro questa domanda provocatoria “Vuoi essere brava o vuoi essere felice?”.
In molte mi hanno risposto che, pur tendendo alla felicità, per troppo tempo si sono costrette a scegliere di essere “brave” sacrificando la propria gioia.

Questo accade quando “essere brave” significa aderire a un modello: a ciò che gli altri si aspettano da noi, a come noi crediamo che gli altri ci vogliano, a una immagine ideale che non ci corrisponde.


Ed è nel tentativo di aderirvi che rischiamo di perdere per la strada i pezzi di noi stesse, di non riconoscere più chi siamo e cosa desideriamo davvero, di non ricordare neppure quale sia il perchè facciamo ciò che facciamo.

Essere perfetta, per queste donne, significa essere la “brava ragazza”, colei che fa di tutto per piacere e compiacere, per ottenere approvazione, che non mette paletti e dice sempre sì, che, annullando se stessa, cerca di aderire perfettamente a ciò che gli altri si aspettano.


La perfezione a tutti i costi: come ti sta sabotando

Alcune delle donne che si sono rivolte a me per trovare una via alternativa al perfezionismo e sentirsi soddisfatte di sè, mi raccontano soprattutto di vivere queste esperienze nella loro quotidianità e nei rapporti:

  • sentire la spinta a essere “brava” a tutti i costi per non deludere le aspettative altrui,
  • sacrificare la propria vera natura e tenersi per sè emozioni, opinioni, necessità e desideri,
  • vergognarsi delle proprie imperfezioni (compreso il timore di sbagliare) e far di tutto per nasconderle,
  • non sentirsi “mai abbastanza” addossandosi la colpa di non essere sufficientemente adeguate per raggiungere ciò che si sono prefissate. Non importa quanti sforzi facciano, il fallimento è comunque causa loro per non aver fatto “abbastanza”.
  • sentirsi sole e incomprese nell’esperienza dell’inadeguatezza e dell’imperfezione,
  • cercare costantemente approvazione per le proprie scelte e sentirsi “a posto” solo se il loro modo di agire incontra l’apprezzamento degli altri,
  • etichettare tutto, incluse loro stesse, come “giusto/sbagliato“,
  • non darsi tregua e lasciarsi travolgere e sopraffare da emozioni ed eventi,
  • sovradimensionare le esperienze e l’importanza di ciò che accade,
  • mettersi in secondo piano,
  • rivolgere il proprio sguardo all’esterno (“Cosa penseranno di me?”) e non al loro interno (“Cosa posso fare per dare il meglio di me?”),
  • concentrarsi sul risultato e non godersi in nessun modo il “viaggio”, il percorso, nè le piccole cose,
  • avere una gran fretta di trovare una soluzione,
  • timore delle conseguenze e, per questo, tentativo di controllarle,
  • prevedere e controllare ciò che in realtà è imprevisto e che non spetta a loro gestire (come ad esempio le reazioni degli altri),
  • aspettarsi molto, da se stesse e dagli altri,
  • vivere di aspettative,
  • rimandare o non agire affatto per il timore di sbagliare o che gli altri le “scoprano” e le “smascherino“,
  • non riuscire a scegliere, nè a darsi delle priorità: perchè decidere significa avere idee chiare e sicurezza, mentre il perfezionismo si nutre di insicurezza e incertezza ,
  • si identificano con ciò che fanno e, di conseguenza, vivono il fallimento come se loro fossero il fallimento.

Tu riesci a riconoscere cosa comporta il perfezionismo nelle tue giornate e come sta sabotando i tuoi sforzi?


Riconoscere e lasciar andare il perfezionismo

Il perfezionismo si radica in noi grazie alla convinzione che se saremo perfette, avremo una vita perfetta, vivremo in un mo(n)do perfetto, saremo risparmiate dal dolore del rifiuto e ci assicureremo l’apprezzamento da parte degli altri.

Ecco qualche domanda da porsi per potersi affrancare da questa strategia:

“Funziona per me?”
“A che prezzo? Ne vale la pena?”
“Di chi sono l’apprezzamento e la stima che devo ricercare e che contano davvero per me?

Di fronte a queste domande, infatti, potremmo accorgerci che questo meccaniso comporta una fatica incredibile e che l’unico risultato che possiamo essere certe di ottenere con il perfezionismo è il sacrificio della nostra autenticità e un ulteriore abbassamento della nostra autostima.

Per lasciar andare il perfezionismo, prova così:

– E’ davvero perfezionismo?
Se vuoi andare sul sicuro e capire se stai per cadere nella trappola del perfezionismo, chiediti verso chi e verso dove è rivolto il tuo sguardo.
Se la domanda che ti poni è “Cosa posso fare per migliorare/dare il massimo in questa situazione?” è probabile che tu ti stia semplicemente dando da fare nel tentativo di ottenere il meglio da te stessa.
Diverso è se passi il tempo a fare pensieri come: “Cosa penseranno di me? Scopriranno che non sono poi così brava come sembra!”.
In quel caso è possibile supporre che tu sia così concentrata sugli altri da tendere al perfezionismo.

– Riconoscimento e Gratitudine
Con gratitudine, impara a riconoscere ciò che la parte perfezionista di te ti ha permesso di ottenere e di raggiungere. Tieni traccia dei traguardi e degli obiettivi centrati e individua da che punto in poi questa modalità diventa faticosa, eccessiva e poco funzionale.

– Bisogni
Come scrivevo anche in questo articolo, il perfezionismo cela sempre un bisogno da accogliere.
Comprendere a quale necessità stai dando ascolto mirando alla perfezione può aiutarti a conoscerti meglio e a porre le basi per individuare una modalità che sia più adeguata a soddisfare i tuoi bisogni, più allineata a chi sei davvero e che ti costi meno fatica.

– Riconosci ciò di cui hai paura e di cui ti convinci
Connetterti con il timore che si cela dietro il perfezionismo (“Ho paura che non piacerò più se…”) ti consente di capire quali sono i pensieri e i giudizi che ti rivolgi e in base a cui ti costringi ad apparire perfetta. Non solo, ti permette di capire cosa conta per te e di cosa hai bisogno davvero.

Ad esempio, il timore di sbagliare e di mostrarsi imperfette può nascondere la convinzione che potremo piacere agli altri solo se rispetteremo certi standard e, con tutta probabilità, sarà il nostro bisogno di appartenenza o di stima a chiamare la nostra attenzione attraverso quella paura.

– Chiediti quale alternativa hai
Arrivata a questo punto, chiediti quali sono le tue alternative e individua una strategia che sia rivolta a un obiettivo “sano” per te (ad esempio “Voglio farlo per sentirmi bene con me stessa, perchè voglio nutrire la stima di me.”).


Nel suo libro “I doni dell’imperfezione”, la sociologa Brené Brown scrive che il perfezionismo è il tentativo di guadagnarsi approvazione e accettazione” , uno “scudo che ci trasciniamo dietro, pensando che ci proteggerà, quando in realtà è proprio ciò che ci impedisce di spiccare il volo”.

Nell’illusione di metterci al riparo dalle esperienze dolorose del rifiuto e del giudizio, in realtà, il perfezionismo aumenta la probabilità di provare emozioni spiacevoli come il senso di colpa e la vergogna di non essere abbastanza brave proprio perchè, per sua natura, la perfezione è irrealizzabile.
L’unico modo per riprendere in mano la propria vita, quindi, è liberarsi dal parfezionismo e riconoscere la “paralisi esistenziale” a cui ci vincola, ostacolando il nostro successo e la nostra felicità.


Per questo oggi ti chiedo: “Vuoi essere perfetta o vuoi essere felice?”.


Se anche tu vuoi lasciar andare il perfezionismo e imparare a concentrarti su te stessa anzichè sullo sguardo degli altri, ecco due cose che puoi fare subito:

– scaricare “Sfumature di imperfezione”, la guida in regalo per te per accettare te stessa e le tue imperfezioni

e poi

– scrivermi a patrizia@patriziarcadi.it: riserverò per te una sessione di coaching in regalo per parlarne insieme!

A presto,
Patrizia

Ph DEVN/Unsplash

Patrizia Arcadi

Sono Patrizia Arcadi, La Coach Imperfetta: ti aiuto ad accettare e accogliere l’imperfezione, riscoprendo il coraggio di essere te stessa. Lavorando con me potrai: sentirti più sicura di te e delle tue decisioni nella vita privata e nel lavoro, metterti al primo posto senza sentirti in colpa, riconoscere il tuo valore, dire la tua con sicurezza, apprezzarti e star bene con te stessa.

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